Tutto Chance - 2002
n. 16 - 19/12/2002
UN PESCE TROPICALE
Si dice che certi pesci tropicali crescano in funzione delle dimensioni
del loro acquario o, meglio, dello spazio di cui essi dispongono.
Se li lasciamo in un piccolo acquario tutta la loro vita, essi resteranno
sempre piccoli! Se, al contrario, diamo ad essi uno spazio adeguato,
essi cresceranno! Lo stesso vale per noi Se ci accontentiamo del
nostro spazio ci ritiriamo e ci sarà difficile crescere
e crearci migliori opportunità. Rischieremo di vivere quindi
in una condizione di insoddisfazione, di impotenza, di mancanza
di tempo, di relazioni difficili, ecc. Poi cominceremo a credere
che la nostra vita è fatta in questo modo e che noi non possiamo
far nulla
Senza pensare che la nostra vita è un dono del cielo e che
il nostro compito consiste nel trarne il massimo profitto (dare
il massimo valore) a quanto ci si presenta, sviluppando appieno
il nostro potenziale. Vivendo le nostre giornate che seguono il
flusso del tempo, nel quale noi possiamo cogliere il momento presente
(lattimo fuggente), svolgendo ogni compito o attività
che abbiamo scelto e mettendo in campo il meglio delle nostre possibilità.
La metafora del pesce tropicale ci insegna a creare costantemente
intorno a noi (ma anche dentro di noi) uno spazio sempre più
grande che ci permetta di evolvere. Guardare sempre più in
alto e più lontano per sentire uno slancio naturale verso
ciò che desideriamo, perché più lacquario
è spazioso, più il pesce si trova a proprio
agio, prendendo levatura e vigore.
Proviamo a definire la nostra forma di vita e luniverso la
riempirà di significato e sostanza.
Voglio salutare il nuovo con le parole di Goethe:
Fino a che uno non si compromette, cè esitazione,
possibilità di tornare indietro e, sempre, inefficacia.
Rispetto ad ogni atto di iniziativa (e creazione) cè
solo una verità elementare, lignorarla uccide innumerevoli
idee e splendidi piani.
Nel momento in cui uno si compromette definitivamente, anche la
Provvidenza si muove.
Ogni sorta di cose accade per aiutare, cose che altrimenti non sarebbero
mai accadute.
Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere
a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e
assistenza materiale che nessuno avrebbe sognato potessero venire
in questo modo.
Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare, incomincialo.
Il coraggio ha in sé genio, potere e magia.
Incomincialo adesso.
Auguri!
Vittorio Tripeni
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n. 15 - 04/12/2002
PER ESSERE "IO" BISOGNA ESSERE ALMENO IN DUE
Le caratteristiche generali degli esseri viventi assumono nelluomo
forme molto più complesse e singolari. Negli esseri umani
le forze naturali appartenenti alla sfera vegetativa
e quelle legate alla istintualità sono certamente
meno attive ed evidenti, essendosi metamorfosate in capacità
superiori tipiche dellumanità. Tutto ciò ha
portato la persona a crescere individualmente, ad interiorizzarsi
sempre di più, ad evidenziare la unicità e la irripetibilità
del prorio Io, in un processo continuo di crescita spirituale. Sottolineando
così la diversità e la differenza esistente tra ciascun
essere umano.
Per essere Io però bisogna essere almeno in due.
Non è possibile crescere se si è da soli, lIo
si trova in divenire soltanto in rapporto a un Tu; solo nel momento
in cui si confronta con laltro. François de Singly
ha sviluppato il tema della costruzione/ricomposizione dellidentità
adulta allinterno delle relazioni ed ha evidenziato una struttura
a quattro termini: un sé visto da se stessi e un sé
visto dagli altri, sdoppiati a loro volta in un sé intimo,
privato, e un sé sociale, quello che da statuto
a una persona. Sottolineando che la questione dellidentità
che sta alla base della definizione di sé, non è mai
compiuta una volta per tutte ma richiede costanti aggiornamenti
o riaggiustamenti. Ne deduciamo che la costruzione dellidentità
diventa un progressivo svelamento e/o rafforzamento di sfaccettature
nascoste di noi stessi, da parte di altre persone significative.
Ecco allora che per lo sviluppo spirituale-identitario dellessere
umano lambiente che può facilitare o ritardare
la sua crescita diventa maggiormente complesso e complicato dalla
presenza e dalla necessità dei rapporti interpersonali che
sono alla base della sua esistenza.
Vittorio Tripeni
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n. 14 - 14/11/2002
COMPETITIVITA', CONCORRENZA, RIVALITA', STANNO MODELLANDO LE NOSTRE
COSCIENZE
Un pedone che investe un altro pedone e per di più viene
condannato a risarcire il danno è una notizia che può
sorprendere e allo stesso tempo aiutarci a comprendere il senso
di ciò che sta accadendo nelle relazioni tra persone, gruppi,
categorie, nellepoca dell'economia neoliberista. Perché
non è esagerato chiedersi se in questa nostra epoca del fare
presto e bene, della velocità e della precisione, della società
ultramoderna o ipermoderna, i messaggi relativi alle politiche di
qualità ed eccellenza, dell'accrescimento della produttività
e del contrasto della concorrenza, non stiano "modellando"subdolamente
i comportamenti delle persone, in privato, in famiglia, al lavoro
e nel tempo libero.
Ed è innegabile che le "complessità", i
rapporti interpersonali che vengono vissuti nei contesti sociali,
la crescita e lo sviluppo degli individui e delle organizzazioni,
la qualità della vita delle persone e degli ambienti di lavoro,
costituiscono un campo privilegiato di osservazione per lo psicologo
del lavoro.
Innanzitutto il fatto. Abbiamo appreso da una notizia ANSA del 4
novembre scorso che un signore dovrà pagare ben 18.000 euro
per avere investito a Busto Arsizio una signora di 56 anni che nelloccasione
riportò una lussazione alla spalla.
Soldi che il giovane autista dipendente di un corriere , dovrà
pagare di tasca sua, come stabilito dal tribunale.
La sua assicurazione non tirerà fuori un centesimo per il
semplice motivo che l'uomo non guidava in quel momento alcun mezzo.
Era sceso dal suo furgone e quindi era un pedone anche lui. Pertanto
si è trattato di un incidente tra pedoni che secondo il giudice
sarebbe stato causato dalla foga con cui l'uomo camminava per andare
a consegnare un pacco.
È sicuramente un incidente, un caso fortuito, tuttavia alla
luce del mito della competitività e allo stesso tempo della
lotta di tutti contro tutti che non può fare a meno di un
certo quid di aggressività, non possiamo più trascurare
che ormai stiamo vivendo in un clima di rivalità tra le persone
che viene alimentato da reciproci desideri di sopraffazione.
In genere ciò è tangibile in qualsiasi gesto relazionale
ed è profondo lo sconcerto che provoca perché sono
molte le forme di aggressività mascherata, di violenza nascosta
o agita direttamente che prendono corpo quotidianamente sotto i
nostri occhi.
Vittorio Tripeni
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COMUNICARE = METTERE IN COMUNE. CONDIVIDERE
Nelle aziende di solito si incontrano limitate difficoltà
relative alla comprensione e alla soluzione di problemi tecnici.
Le persone coinvolte in un progetto però fanno spesso fatica
ad intendersi e sono sempre più evidenti i segnali relativi
alla insoddisfazione riguardo il lavoro.
Molte sono le persone che hanno la impressione di non farcela più,
di non avere abbastanza tempo per fare correttamente ciò
che viene loro richiesto, di vivere continuamente nell'urgenza.
I sentimenti si intensificano e incidono sulla percezione qualitativa
del lavoro e influiscono sul significato da dare alla propria occupazione.
Molti si chiedono se ha un senso ciò che stanno facendo e
se vale veramente la pena di andare avanti in quel modo ...
Il sentimento di degrado dei valori ci spinge a chiederci quale
possa essere il "ruolo" della organizzazione del lavoro
e in che modo essa venga vissuta da chi lavora; perché ogni
organizzazione ha un proprio ritmo e allo stesso modo imprime più
o meno intensità al lavoro delle persone che la compongono.
Ritmo e intensità che spesso invece di fluidificare le attività,
le rendono stressanti, pericolose e angosciose, che spesso minacciano
la salute delle persone e delle stesse organizzazioni.
Il nostro ruolo dovrebbe essere quello di "mettere un po' d'olio
nei meccanismi", lubrificare gli scambi, lavorando sull'ascolto,
sulla gestione dello stress e delle emozioni, sui problemi relazionali.
Si tratterebbe prima di tutto di sviluppare un clima di fiducia
e migliorare la coesione del gruppo.
Questo, alla fine, offrirebbe tante possibilità. Perché,
ad esempio, in caso di conflitto, se io mi trovo in disaccordo con
un collaboratore o con un collega, ho la possibilità di rispettarlo
totalmente e fargli delle rimostranze su un atto preciso, senza
giudicare la persona. Allo stesso tempo, potrò dargli la
possibilità di parlare di ciò che lo mette in difficoltà
e lo porta ad agire in quel modo. Avremmo ambedue la possibilità
di restituire un "senso" e un "valore" a ciò
che stiamo facendo. Alla fine riusciremo a sentirci anche meno precari.
Vittorio Tripeni
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n. 12 - 16/10/2002
AFFERMAZIONE DI SÉ ED INIZIATIVA PERSONALE
"La cottura è una fase importantissima
della cucina e purtroppo nessuna prescrizione scritta puo
sostituire locchio vigile del cuoco. Non si può dire
tassativamente se una certa pietanza deve cuocere per cinque o dieci
minuti, poiché la giusta cottura dipende dalla forza del
fuoco, dalla qualità del prodotto, dalla stagione, ecc. ogni
prodotto ha una sua risultanza e sta al cuoco capire il momento
in cui la cottura valorizza al meglio il cibo."
Gianfranco Vissani, offre uno spunto per parlare della affermazione
di sé e della iniziativa personale. Essere intraprendenti,
affermarsi, diventare protagonisti talvolta sfacciati o sfrontati,
questo è il problema.
Laffermazione di sé è la capacità di
esprimere se stessi, le proprie emozioni, i bisogni, i valori, le
aspirazioni, ecc. Una attitudine a rispettarsi e farsi rispettare.
È attraverso lesperienza (quindi la pratica) che si
acquista la sicurezza e la garanzia di affermarsi con chiarezza.
Esiste la possibilità di esercitarsi, in vista dei propri
obiettivi particolari, per rendere duttile laffermazione di
se in modo progressivo.
Perché laffermazione di sé è come la
cottura e perciò bisogna saper dosare il fuoco e il tempo.
Allora potremmo vivere meglio anche il nostro lavoro, dove tra colleghi,
pause caffè, riunioni, ecc., ciascuno di noi passa la maggior
parte della giornata e non tutti viviamo allo stesso modo tale esperienza.
Non siamo tutti uguali di fronte al piacere o al dispiacere di sentirci
operosi. Ce chi si realizza e chi soltanto si abbruttisce.
Qualcuno esercita con passione un mestiere o una professione, altri
soltanto un lavoro. Vocazione o condanna?
In che modo si animano le nostre relazioni professionali? In che
modo potremmo migliorarle?
Vittorio Tripeni
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n. 11 - 02/10/2002
LAVORARE IN MODO PIÙ INTELLIGENTE
Ci sono dei giorni talmente strampalati che verrebbe voglia di
dire: basta!
E questo il momento di ripensare alla organizzazione del proprio
lavoro soprattutto per creare delle circostanze più vivibili
e, perché no, più gratificanti.
Bisognerebbe iniziare dalla propria agenda. Di solito essa è
sempre troppo piena e non ci dà la possibilità di
avere sufficiente spazio per gli imprevisti. Accade perciò
che, nel momento in cui essi si fanno sentire, noi
Poi, bisognerà occuparsi delle continue interruzioni portate
dalle urgenze dellultimo minuto perché esse non permettono
di canalizzare adeguatamente il flusso delle nostre energie. Anzi,
ci spompano.
E che dire della casella di posta elettronica sempre stracarica
di messaggi? Varrebbe la pena, molte volte, essere più capaci
di passare direttamente al cestino.
Arrivati a questo punto è anche più facile rendersi
conto che lappuntamento con il dentista, la scuola dei nostri
figli, la famiglia, lo spazio per sfogliare il giornale, ecc., fanno
parte anchessi dellorganizzazione del nostro lavoro
e della gestione del tempo necessario.
Vittorio Tripeni
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n. 10 - 18/09/2002
FIDUCIA ESCLUSIVA NEGLI OCCHI
Oggi la nostra civiltà si basa quasi del tutto sulla fiducia
esclusiva negli occhi.
In questo avvio dautunno, in cui già ci si immagina
il caldo risplendere dei gialli, dei rossi e dei bruciati, un pensiero
riconoscente va a Jacques Lusseyran, un cieco che in tutta la sua
vita ha saputo vedere cose inimmaginabili per chi come noi pensa
di vedere.
Ci ha insegnato a diffidare delle illusioni dei sensi e soprattutto
delle illusioni degli occhi. Non tanto mettendo in discussione la
importanza della vista, strumento preziosissimo, quanto luso
che se ne fa.
In un suo minuscolo libretto, apparso in traduzione italiana ormai
da qualche anno (Lo sguardo diverso, Filadelfia ed. 1986) Lusseyran
ci incoraggia a chiudere gli occhi, perché la
vista è un senso superficiale che ci mette solo in rapporto
con la superficie delle cose. In ciò esiste un pericolo,
perché questo sorvolare sulla superficie delle cose noi lo
chiamiamo conoscenza.
Io credo, dice Lusseyran, che la vista sia responsabile della
convinzione che si possa scoprire il mondo ed esaurirne la conoscenza
passando da una forma allaltra, da unapparenza allaltra.
Ma si dimentica che quel moto stesso che porta il nostro sguardo
di oggetto in oggetto non può trovarsi nei nostri occhi,
ma necessariamente li precede e li dirige. La vista non consiste
solo nel lavoro degli occhi. Finché gli uomini dimenticheranno
questo fatto, egli aggiunge, incorreranno in molte illusioni e in
molti insuccessi. Diventeranno molto impazienti
Questo un cieco lo sa.
Vittorio Tripeni
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n. 9 - 03/07/2002
UN PENSIERO PER I TANTI TRAPATTONI
perché è chiaro
che lo stress esiste, mica solo in panchina, cosa dovrebbero dire
quelli che vanno in fabbrica col panino in saccoccia? Ma lo stress,
nel nostro caso, si supera restando in equilibrio su una lama di
rasoio, tra depressione per le sconfitte ed esaltazione per le vittorie.
Se tieni lontane entrambe, sei già a metà strada.
Ragazzi, la vita è questa, stressante ogni mattina per tutti.
La passione per il mestiere rimane sempre un buon antidoto.
(G. Trapattoni in unintervista comparsa sul Venerdì
di Repubblica del 26.4.2002)
In tutte le squadre anche in quelle aziendali
lallenatore o coach è certamente una figura
essenziale e non solo per la preparazione fisica e tecnica delle
persone.
Tuttavia, lo dicono gli studi sullargomento, viene riscontrata
molto spesso una certa incapacità degli allenatori di comunicare
le proprie intenzioni agli atleti. Questi ultimi, altrettanto spesso,
percepiscono gli allenatori come molto distaccati e incuranti di
quelle che sono le aspettative dei giocatori, soprattutto
a livello umano.
Capita allora che gli allenatori o coach o manager, non riescano
più a credere ai loro occhi. Perché allimprovviso
vengono scossi da ciò che rimette in discussione la immagine
positiva che hanno di loro stessi o che vogliono avere nei confronti
degli altri.
Coraggio, proviamo a vedere la medaglia del rovescio e
buone
vacanze!
Vittorio Tripeni
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n. 8 - 20/06/2002
CHI NON HA TEMPO, PRENDA TEMPO
Dal 1967, un secondo è rappresentato dalla durata di "9.192.631.770
periodi della radiazione corrispondente alla transizione tra due
livelli dello stato fondamentale dellatomo di Cesio 133
(sic!). Lora è rimasta di 3.600 secondi.
24 ore per un giorno, non una di meno o di più; nellarco
della settimana diventano 168, pari a minuti 10.080 e complessivi
604.800 secondi.
Una "cifra" direbbero a Roma.
Il tempo è un patrimonio importante della nostra umanità,
un capitale democraticamente ripartito per ciascuno di noi e uguale
per tutti.
Qualcuno asserisce che è più ragionevole affidare
ad altri il proprio portafogli piuttosto che lagenda, forse
pensando al valore del tempo e alla sua importanza vitale.
Spesso però, per aver padronanza sul proprio tempo, è
sufficiente la piccola parola NO. Uno strumento semplice e utile.
Vittorio Tripeni
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n. 7 - 06/06/2002
CORSO GARIBALDI, ORE 9,25
Levento fuori dellordinario è
di questi giorni.
A Milano, città indaffarata per eccellenza, le persone meno
distratte hanno potuto notare una coppia, avanti negli anni, sulla
settantina, lui diritto nella sua piccola statura e fermo sulle
sue gambe a tenere il braccio di lei che procede a piccoli passi
con il busto in avanti. La signora si ferma, il marito lasseconda,
lei si china a raccogliere un arnese una sega per il ferro
- caduto dalle mani di un artigiano che, attraversando il marciapiedi,
sta recandosi verso il suo furgone per depositarvi le cose già
utilizzate per il lavoro fatto in precedenza. Non sono state sufficienti
le esortazioni di quelluomo a distogliere liniziativa
della signora che in quel momento non si è sentita indifferente
e tantomeno imbarazzata - verso limpaccio e le difficoltà
dellaltro. Archeologia...
La scena, messa a confronto con una vista al cinema la sera successiva,
incoraggia a riflettere. Perché luomo che compare,
ritirandosi immediatamente, in fondo al sottopassaggio in cui sta
avvenendo lo stupro del film Irreversible, al di là
del moralismo nei confronti della scena sconvolgente, fa comprendere
quanto sia ancora più sconvolgente la indifferenza del nostro
tempo attuale.
Siamo tutti troppo indaffarati per occuparci degli altri, anche
del nostro vicino. Anche...
Vittorio Tripeni
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n. 6 - 23/05/2002
LO SPECCHIO DELL'ANIMA
Chi ama percorrere i sentieri di montagna riconosce la bellezza
di quei minuscoli orti, veramente un fazzoletto di terra, che appaiono
con tutto il loro splendore e vigore in mezzo ai prati prospicienti
le malghe e le baite delle nostre Alpi.
Belli e ordinati, la maggior parte di essi, ricchi di colori e profumi,
sanno mostrarci l'attenzione e la passione delle persone che prestano
loro amorevolissime cure, ricevendone in cambio ortaggi e fiori
bellissimi. Altri stridono per la loro trascuratezza e ciascuno
di noi comprende che in quel caso chi zappa lorto
non lo fa con amore; ragion per cui è costretto a raccogliere
frutti di tuttaltro aspetto e senza la soddisfazione degli
occhi e del cuore.
Anche un pezzo di terra sa rispecchiare lanima di chi lo possiede
e lo coltiva... Anche un vaso di fiori.
Capita, a volte, di percorrere gli spazi interni di unazienda
e intuire lo stato dell'anima che vi aleggia. A volte un vaso di
fiori, le foglie ingiallite, la terra secca, può "comunicare"
molto di più di ciò che viene scritto o detto.
Vittorio Tripeni
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n. 5 - 09/05/2002
VIVERE INSIEME
Un tempo non molto lontano, un uomo di nome Martin Luter King,
ci ammoniva dicendoci che "Restituire colpo su colpo, vuol
dire propagare la violenza; rendere ancora più oscura una
notte senza stelle".
Allora ha tentato di farci comprendere che le tenebre non possono
scomparire da sole; è la luce che le manda via e allo stesso
modo, l'odio non sopprime l'odio. Solo l'amore vi riuscirà.
Sta in questo la bellezza della non violenza, perché essendo
libera da costrizioni, essa può stroncare la reazione a catena
del male.
L'umanità occidentale ha appreso a leggere e a scrivere per
affrontare con maggiore capacità le sfide dei cambiamenti
che gli si sono presentati nel corso del tempo.
Oggi tutti noi abbiamo bisogno di imparare a vivere insieme, a creare
dei legami partendo dalla libera iniziativa di ciascuno.È
necessario che le persone riconoscano il loro potere individuale
e l'autenticità del loro essere (umani) se stessi.
Non si tratta di limitare la libertà, quanto di dare forma
ad essa attraverso l'articolazione dell'economia, del tornaconto,
della legge, della scienza, dell'etica, della ragione e della libertà,
rispettando però i principi elementari del diritto.
In pratica impegnarsi a favore di uno sviluppo sostenibile della
società.
Aziende comprese.
Vittorio Tripeni
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n. 4 - 24/04/2002
LE LEVE LEGGERE DELLA MOTIVAZIONE
Che cosa significa lavorare con amore?
Significa tessere con fili tratti dal cuore, come se la stoffa fosse
destinata a vestire lessere amato.
Significa costruire una casa con passione, come se lessere
amato dovesse abitarvi.
Significa spargere semi con tenerezza e mietere con gioia, come
se lessere amato dovesse mangiarne il frutto. (da Gibran
K. Gibran, The Profet)
Non teniamo troppo sotto pressione i nostri collaboratori. Incoraggiamoli
pure a fare di più, ma è necessario però riconoscere
i segnali del sovraccarico: un carattere troppo reattivo, un umore
incostante, del sarcasmo, ecc.
Diamo lesempio. Poiché
siamo il punto di riferimento, i nostri collaboratori seguiranno
il nostro modello; nel caso fossimo affidabili e bravi lavoratori
oppure no.
Mettiamo le mani in pasta. Non dobbiamo avere paura di metterci
allopera per compiere ciò che è necessario.
Le persone della nostra equipe ci rispetteranno di più se
noi lavoreremo al loro fianco.
Poniamoci al servizio degli altri. Impariamo a dire cosa posso
fare per voi? nelle nostre relazioni con i colleghi, i collaboratori,
i clienti.
Quando partecipiamo in prima persona allimpegno della nostra
squadra, abbiamo la possibilità di raggiungere più
in fretta i risultati desiderati.
Cerchiamo di valutare il clima e latmosfera nella quale lavoriamo.
Chiedendo ai nostri collaboratori se sono daccordo o no con
le seguenti affermazioni, potremo verificare se noi stiamo facendo
ciò che è necessario per mantenerli motivati:
- la mia opinione è tenuta in considerazione nel contesto
del mio lavoro;
- chi vuole assumersi maggiori responsabilità, ha la possibilità
di farlo;
- nel corso degli ultimi sei mesi mi hanno parlato di sviluppo e
crescita personale.
Vittorio Tripeni
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n. 3 - 11/04/2002
VINCE IL LEADER CHE CERCA IL CONSENSO
I leader efficaci sono specialisti di relazioni umane e altrettanto
specialisti nel raggiungere gli obiettivi di un progetto.
Essi sanno conciliare il bisogno di comunicazione di ogni persona
e quello della performance del gruppo. Stabiliscono relazioni sane
con i loro collaboratori, tanto con i colleghi che con i dipendenti.
Il successo di un'azienda, basato sul lavoro di equipe, dipende
dalle capacità delle persone che ne fanno parte di risolvere
i loro conflitti e gestire produttivamente il cambiamento in corso.
E' necessario che le persone diventino partner piuttosto che mantenere
uno spirito di competizione; è importante che lavorino insieme
per identificare e definire meglio le loro preoccupazioni e i loro
rispettivi bisogni. Ciò si tradurrà in modalità
nuove di rapporto, utili per soddisfare questi bisogni attraverso
la loro cooperazione.
E' difficile ottenere i rendimenti desiderati senza esercitare una
certa autorità sui dipendenti. Ci si inquieta quando essi
non prendono l'iniziativa o quando si aspettano che gli si dica
cosa fare. Si può, con autorità chiedere ai dipendenti
le prestazioni che ci si attende da loro, ma per ottenere di più
... è necessario allearsi con loro, mobilitarli, con-vincerli,
motivarli!
Non basta essere capi o padroni per essere leader.
Il mondo progredisce grazie alle persone altamente motivate, agli
entusiasti, alle donne e agli uomini che vogliono raggiungere i
loro obiettivi e che ci credono con tutto il loro cuore. Tuttavia,
per garantire la loro compartecipazione e corresponsabilità,
la cosa migliore è abbandonare la modalità di gestione
tipo "comando e controllo" a vantaggio del consenso e
del contributo partecipato.
Così, anche il profitto diventa un problema di armonia,
VT
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n. 2 - 27/03/2002
I MOLTI MODI DI PERCEPIRE
Nei giardini della Villa Imperiale di Katsura a Kyoto, mi raccontò un
giorno un mio compagno di viaggio, c'è un sentiero di lastre di pietra
percorso un tempo da imperatori - filosofi, da monaci sapienti e da poeti.
A ogni pietra corrisponde uno spostamento del punto di vista.
Compongono questo sentiero mille e settecento sedici pietre alle quali corrispondono
mille e settecento sedici punti di vista.
Ho sempre immaginato quel sentiero di pietre rappresentandomelo come un tesoro.
Una grande quantità di vedute, di quadri, tutti diversi tra loro e tutti
riguardanti un unico contesto spaziale; un percorso di conoscenza veramente
ricchissimo. Chissà che meraviglia.
Il giardino è uno, le rappresentazioni o i punti di vista su di esso
sono moltissime (1716) e si può immaginare che non siano sempre le stesse.
Se solo pensiamo alle variabili condizioni atmosferiche o ai mutevoli stati
d'animo dell'osservatore oppure alle influenze diverse che possono arrivare
da altri visitatori...
Quel giardino, tutti i giardini, anche gli altri spazi, pure la stanza o la
casa o l'ufficio, rappresentano un microcosmo; ci offrono una rappresentazione
del mondo.
Sembra una ingenua esagerazione ... Vale la pena di provare.
Ad esempio sperimentarsi a osservare la propria stanza da punti di vista diversi,
da angolazioni differenti, oppure sdraiati in terra, in ginocchio, da sopra
un tavolo, ecc..
Avremo modo di renderci conto che quella unica "realtà" può
essere da noi percepita in modi diversi e parziali, che tali rappresentazioni
possono cambiare ulteriormente in dipendenza di un nostro intervento diretto
o di una azione esercitata da altri.
Lo si può fare. Anche le persone ... sono "giardini" molto
speciali, in costante trasformazione e in continua evoluzione. Diversi i punti
di vista, unico il soggetto e le proprie peculiarità nascoste.
VT
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n. 1 - 14/03/2002
PETER SELLERS, LA RAGIONE E IL SENTIMENTO
"Venire oltre", dicono ancora nelle campagne toscane,
intendendo con ciò: "venite avanti, entrate, venite
in qua".
In questo senso viene "oltre" chi procede verso di noi.
Entra chi va "oltre il giardino".
Il nome di questa rubrica (un chiaro riferimento al bellissimo
film di Hal Ashby, del '79, interpretato da Peter Sellers)
vuole proprio essere un invito a entrare nel metaforico
giardino dell'anima. Così come ben evocato dal giardiniere
del film Chance e dalla sua storia...
Vogliamo ricreare con voi un luogo di incontro ideale, quello che
un tempo presentava simbolicamente il luogo della crescita, della
coltivazione dei fenomeni interiori della vita, della relazione
con le forze creatrici, cosmiche.
Un posto dove si possa riscoprire la vita di sentimento e non solo
quella della ragione, coltivare un pensiero che medita (quello del
cuore) e non solo quello che calcola.
C'è in questo l'opportunità di ripercorrere la strada
dell'evoluzione interiore, assai lunga, che è giunta a una
notevole ricchezza di contenuti, troppo spesso trascurati e dimenticati.
VT
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L'archivio di tutto quello che è stato pubblicato:
Tutto Oltre il giardino
Tutto Il Glottocurioso

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